ACQUISTA SUBITO IL LIBRO

REGISTRATI E RIMANI INFORMATO

Registrati per ricevere le informazioni sul libro, (Presentazioni, recensioni, punti vendita, ecc...)

LA REGISTRAZIONE NON E' NECESSARIA PER POTER EFFETTUARE L'ACQUISTO DEL LIBRO. IL SISTEMA SUGGERITO E' L'ACQUISTO ON LINE

BRITSH AEROS. BA F3 "Tornado" ADV

Valutazione attuale:  / 24
ScarsoOttimo 






Gen. Mario ARPINO


Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare
dal 04/06/1995 al 05/02/1999  e poi Capo
di Stato Maggiore della Difesa sino al 31/03/2002


Quando un libro è bello – e quello di Walter Pauselli lo è davvero – la prima preoccupazione deve essere quella di non rovinarlo con una cattiva prefazione. Dopo il carosello di ricordi e di emozioni che ho appena finito di leggere, questa possibilità in effetti c’è. Però accetto volentieri il rischio, forte del fatto che, in fondo, di adrenalina un po’ me ne intendo anch’io. Proprio in un 27 luglio piovoso come questo, infatti, quarantasette anni fa, a causa di un’avaria strutturale (distacco della superficie mobile anteriore interna dell’ala sinistra) alle 09.13 del mattino ero costretto ad eiettarmi da un F.104 totalmente fuori controllo, in volo transonico, con assetto picchiato e rovescio, sotto forti accelerazioni negative, dentro le nubi. Il meccanismo di apertura automatica del paracadute non scattava, per cui ero costretto ad aprire manualmente appena uscito dai bassi strati. Concludevo sbattendo letteralmente sull’asfalto bagnato di un’autostrada che collega la Germania con l’Olanda, lungo la costa del Mare del Nord, rompendo ciò che ancora c’era di intero. Con una bella sterzata a ruote bloccate una grossa Mercedes nera riusciva a scansarmi. Il seguito è un’altra storia, ma il racconto succinto di questo episodio mi piace proporlo a Walter e ai lettori come titolo credenziale per ciò che mi accingo a scrivere. Mi dà sicurezza.

Tornando al libro, è certamente qualcosa di atipico. Perché, anche se è scritto in prima persona, non è certo una biografia, come non è la fotografia di un periodo storico e neppure un trattato di psicologia o un manuale di volo dove si insegnano le regole per imparare a diventare un pilota da combattimento. Di quelli “cattivi”, s’intende, un caccia bombardiere. Non pretende nemmeno di spiegare i principi arcani dell’aerodinamica o i segreti dell’istruzione al volo su aviogetti degli allievi che devono diventare piloti militari, ne è un prontuario di regole per rispettare la sicurezza del volo, rendere la missione più efficace e nel contempo, cosa di non poco conto, salvarsi anche la pelle. Però nel libro, sebbene in forma discreta, scorrevole ed accessibile anche ai non iniziati ai segreti del volo, tutto questo c’è. Immaginando di correlare le impressioni che, a seconda della propria sensibilità, può provare ciascuna categoria di lettori, si può fare una classificazione più o meno di questo tipo. I non iniziati, ma che vorrebbero prima o poi lasciarsi coinvolgere dal volo militare, possono avere una doppia reazione: o si spaventano e, valutando insufficiente la propria passione e la propria personalità, decidono subito che “questa non è cosa per me”; oppure, comprendono la sfida, la raccolgono, e si gettano con tenacia e amore nella mischia. Questi ultimi, è assai probabile che riescano. Vi sono poi i lettori “laici” nei confronti del volo, che scopriranno la complessità di un mondo e di un’attività che mai avrebbero sospettato: sono quelli che, se avranno l’occasione di incontrare un pilota militare, si stupiranno di trovarlo così normale, cosi semplice e lineare, così diverso dal superuomo o dal bullo che avevano immaginato. Ma il libro, suppongo, per effetto del passaparola sarà letto sicuramente da molti piloti militari e, perché no, anche da tanti piloti civili. I piloti militari apriranno la prima pagina e arriveranno all’ultima senza essere riusciti a staccarsene, perché cercheranno di immaginare se stessi – chissà quante volte ci si saranno già trovati – in quelle stesse situazioni, stati d’animo e decisioni immediate  raccontate da Walter Pauselli. Ognuno di loro, con ogni probabilità, avrebbe materiale a sufficienza per scrivere un libro dello stesso tipo, con la differenza che Walter l’ha scritto davvero, riuscendo ad interpretarli tutti attraverso lo sforzo di raccontare alcune delle proprie esperienze. Anche i piloti civili, passando nella loro estenuante quotidianità da quattro tratte a un albergo e dall’albergo ad altre quattro tratte – le difficoltà e i problemi sono di natura diversa, ma in ogni tipo di volo ci sono comunque – non si pentiranno se avranno deciso di mettere nell’inseparabile borsa rettangolare di cuoio nero una copia del libro. Non devono farlo sapere, ma è innegabile che di adrenalina ne sappiano qualcosa anche loro. Tuttavia in quanto a questo, e il lettore se ne convincerà molto presto, il pilota caccia bombardiere non è secondo a nessuno. In addestramento come in guerra.

Altra caratteristica che rende questo libro insolito, e quindi ancora più accattivante in termini di curiosità da parte del lettore, è il modo in cui è strutturato. Sebbene scorrendo l’indice si può aver l’impressione di una certa sequenza cronologica, in realtà non è così, né questo era l’intendimento dell’Autore. Lo si scopre leggendo, perché in effetti Walter non intende affatto raccontare la propria vita, ma le situazioni, le macchine e le emozioni che l’hanno marcata. Così, ad esempio, leggere la descrizione di un solo volo, un po’ particolare, a bassissima quota, altissima velocità, di notte e con il cattivo meteo, può dare al lettore l’impressione di tempi molto più estesi della descrizione di tutti i tre anni di Accademia più il quarto di perfezionamento ed il quinto delle scuole di volo – tanto ci vuole per appuntare sulla giacca l’aquila turrita di pilota militare – perché è proprio raccontando questo volo che Walter descrive se stesso, il proprio navigatore e tutta la sua vita. Ed è proprio così anche nella realtà: i pochi secondi di un’emergenza grave al pilota sembrano eterni, perché in un tempo concentrato ragiona in modo iperveloce, avendo persino il tempo di vedersi passare davanti il film al rallentatore di tutta la vita, oltre all’immagine di tutti i suoi cari. In ogni volo, in barba ad ogni cronologia, c’è sempre tutto ciò che Walter ci vuole raccontare, sebbene con spunti sempre diversi. E lo fa a puntate, volo dopo volo, avventura dopo avventura, sentimento dopo sentimento. Adrenalina dopo adrenalina, scarica dopo scarica. Con stacchi bellissimi sulle immagini del volo a bassa quota, sulla vertigine notturna, sulla psicologia dell’uomo pilota, su quella dell’uomo allievo e dell’uomo istruttore, o dell’uomo navigatore, che lui chiama Bionav, per distinguerlo da una qualsiasi radioassistenza, tv-tab o piattaforma inerziale. Il software è sempre l’essere umano, l’hardware è sempre la macchina, per quanto supertecnologica ed intelligente possa essere. Questo concetto, che per i giovani dell’epoca dei videogames non è affatto banale, nel libro di Pauselli è continuamente presente. E rappresenta, tra molti altri, un richiamo etico assai forte. Come la necessità di essere onesti con se stessi ancora prima che con gli altri, perché l’aeroplano, specie se portato in condizioni estreme come spesso in epoca di guerra fredda dovevano fare i caccia bombardieri, è un giudice severo, imparziale, che non ammette giustificazioni, nascondigli o mistificazioni.

Il libro, che, come abbiamo detto e come il lettore avrà già capito, non è una delle solite iconografie aviatorie, si incardina piuttosto sui quattro o cinque tipi di velivolo che hanno segnato la vita operativa dell’Autore, come l’addestratore di seconda fase G.91T, l’intercettore e caccia bombardiere F104 S,  la versione biposto TF, il caccia bombardiere tutto italiano AMX “Ghibli”, il velivolo d’attacco in profondità Panavia 200 Tornado, sul quale Pauselli ha maturato il grosso delle sue esperienze, comprese quelle belliche. Prima di addentrarsi negli episodi-simbolo che hanno caratterizzato la sua formazione e la sua crescita professionale, per ciascun tipo di velivolo anticipa sempre un corsivo con le più importanti caratteristiche di volo e degli impianti, tanto che io stesso mi sono spesso trovato a re-imparare cose ormai dimenticate, sepolte da eventi successivi. Allo stesso modo le avventure, che sono tante, vengono sapientemente intervallate con descrizioni di tecniche, tattiche e procedure di volo, dove emergono nettamente l’esperienza e il particolare tipo di mentalità che derivano dall’aver fatto l’istruttore di volo, prima alle Scuole e poi anche ai Reparti di impiego. Chi, tra i laici o i piloti “virtuali”, ritiene per esempio che fare un rifornimento in volo od una formazione notturna nelle nubi sia qualcosa che si acquisisce una volta per tutte e sia quindi qualcosa da dare per scontato, legga queste pagine e sicuramente si ricrederà. Insegnare, condividendo la propria esperienza senza “pesare” troppo o intimidire, per Walter Pauselli sembra quasi una necessità, e questo gli fa onore. Un’altra cosa che non viene mai trascurata, e che spesso ricorre nei racconti, sono gli aspetti legati alla famiglia dei piloti militari. Lunghe attese, trepidazioni, figli che improvvisamente ci si accorge quanto siano cresciuti, traumi da superare in fretta quando si perde un amico, necessità di riposare e, contemporaneamente, di essere presenti e attivi in famiglia almeno quanto lo si è nelle ore di servizio, ecco, sono tutte realtà che è bene siano conosciute anche al di fuori del nostro ambiente. Il libro consegue in pieno questo scopo, sempre presente ma mai dichiarato.

Conosco il Colonnello Pauselli dai tempi della Guerra del Golfo, alle quale è dedicato un capitolo del libro. Su sessanta milioni di abitanti, Walter era tra quelle poche decine di ragazzi cui, vent’anni or sono, è toccata la sorte di compiere missioni belliche dopo quarantacinque anni dalla fine della seconda Guerra mondiale. L’Italia si trovava per la prima volta sulla linea del fuoco, ed erano i caccia bombardieri Tornado dell’Aeronautica che con missioni di attacco su obiettivi militari in Kuwait e in Iraq onoravano l’impegno internazionale cui il nostro Paese aveva aderito. Tante cose ci sarebbero da dire in proposito, ma l’Autore, da buon soldato, racconta solo ciò che gli compete, tenendo per sé rabbia e amarezza. Personaggio non sempre facile, alieno da lamentele come da ogni compromesso, sempre diretto e sincero nei giudizi e nelle osservazioni, a qualcuno può essere risultato anche scomodo. Ma questo va detto solo a suo onore, e con rispetto. Come Ufficiale Superiore pilota, ha ed ha avuto in Italia ed all’estero incarichi di responsabilità e prestigio. Ma in Convivere con l’adrenalina non fa mistero che è nella vita operativa dei Reparti dell’Aeronautica Militare e nella propria famiglia che ha trovato tutto ciò che davvero cercava. Lo si comprende bene da come scrive. Più che un’autobiografia, chi lo conosce si rende conto che ha dipinto un autoritratto perfetto.

Roma, 27 luglio 2011